Da Bacon ai Beatles in Milano

Posted by milanblogger | milano | Wednesday 1 February 2012 9:44 am

Tra gli anni ’50 e ’60 l’Europa fu lo scenario di un’intensa rivoluzione sonora ed estetica. Oltre alle sperimentazioni musicali e alla nascita di numerose stelle del rock, si sviluppava parallelamente un’incredibile produzione visuale, fondata sulla ricerca del nuovo, del proibito, della provocazione, del superamento di antichi canoni considerati obsoleti, a favore di un’arte plastica, dove l’estetica e il bello iniziano a prendere strade distinte. Così, mentre i Beatles componevano le future pietre miliari del rock Francis Bacon associava nei suoi quadri la dimensione umana con la mostruosità, l’atrocità e la sofferenza.

bacon <b>beatles</b> milano

La mostra “Da Bacon ai Beatles: nuove immagini nell’Europa degli anni del rock”, che si terrà nel Museo della Permanente, propone un percorso tra creazione sonora e visuale, presentando un’ottima selezione di opere da osservare con l’ausilio di auricolari, ascoltando i migliori successi musicali della stessa epoca. Il format della mostra è molto interessante e continua una linea curatoriale che va ottenendo sempre più successi nelle arti visuali: l’associazione alla musica o l’infiltrazione sonora nella contemplazione visuale, nell’intenzione di offrire un’esperienza ancora più sensoriale (secondo quanto afferma la curatrice Chiara Gatti). In questo modo, osservando molto da vicino lo sviluppo simultaneo della rivoluzione sonora ed estetica, è possibile riconoscere le influenze mutue e capire fino a che punto il nuovo modo di guardare ha influenzato la creazione sonora e come a sua volta il modo di ascoltare musica ha trasformato il modo di vedere e processare il visuale.

La mostra include anche Peter Blake e Richard Hamilton, nonché esponenti del movimento artistico italiano denominato “arte povera”, come Alberto Giacometti, Mimmo Rotella, Giuseppe Guerreschi e Mario Schifano; e ancora il nordamericano William Utermolhen, il tedesco Horst Antes e i francesi Jean Dubuffet e Cesàr. La “colonna sonora” è composta dai Beatles, Pink Floyd, Elvis, Jimi Hendrix, Joan Baez, Jim Morrison e Mick Jagger. È interessante notare che i dipinti (nella maggior parte di formato grande) e le sculture sono illuminate come se si trattasse di musicisti su uno scenario, per ricostruire ed evocare l’atmosfera di quel periodo di profondi cambiamenti sociali, politici ed economici, dalla guerra in Vietnam a Woodstock.

La mostra si terrà presso il Museo della Permanente, in Via Turati 34, fino al 12 febbraio. Il biglietto costa 6 euro e gli orari d’apertura vanno dal martedì al venerdì, dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 14:30 alle 18:30; sabato e domenica e i giorni festivi dalle 10:00 alle 18:30 (giorno di chiusura: lunedì). Per ulteriori informazioni: http://www.lapermanente.it/eventi/bacon.aspx.

 

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Consigliamo di prendere in affitto appartamenti a Milano in corrispondenza di queste date, al fine di poter visitare una delle mostre più interessanti dell’anno.

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Andrea Pazienza a Milano

Posted by milanblogger | milano | Tuesday 3 January 2012 9:03 am

Si tratta di un personaggio controverso del panorama artistico italiano, probabilmente uno dei fumettisti migliori di tutti i tempi. Il suo nome è Andrea Pazienza e la sua vita è stata molto breve (32 anni) ma incredibilmente intensa, non solo per gli eventi che la animarono, ma soprattutto per il suo modo di vivere la vita: totalizzante, assoluto, estremo. Andrea Pazienza si definì spesso “il miglior fumettista vivente”, un’affermazione che risultava un po’ petulante, soprattutto se non si conosce la sua opera. Dopo però aver aperto uno qualsiasi dei suoi fumetti ci si rende conto che il livello dei suoi disegni permette di affermare senza alcun dubbio che la forza dei colori utilizzati e l’incredibile abilità del suo tratto permettono di creare storie che – letteralmente – vengono fuori dalle pagine per rimanere nella nostra testa tutto il giorno.

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Andrea Pazienza nacque a San Benedetto del Tronto il 23 maggio 1956. Suo padre, professore di educazione artistica, gli trasmise da piccolo il suo amore per l’arte, insegnandoli a osservare. Sin da molto giovane, Pazienza mostrò tratti di genialità, realizzando scenografie per alcuni spettacoli del Teatro Verdi di San Severo e, a partire dal 1973, mostre individuali e collettive. Raggiunge un grandissimo successo grazie al primo fumetto pubblicato, “Le straordinarie avventure di Pentothal”, storia ispirata agli anni trascorsi presso l’università di Bologna, dove frequentava il DAMS (Discipline di Arte, Musica e Spettacolo), che abbandonò quando gli mancavano soli due esami per la laurea. Si dedicò anche alla pittura, altra arte che sviluppò da molto giovane, creando un quadro emblematico, che rappresentava il suo suicidio, quando aveva soli 15 anni. Nel 1984 si rivela pubblicamente il lato più oscuro della sua produzione artistica: il suo legame con l’eroina e la dipendenza dalle droghe. Furono queste a condurlo alla morte: il 16 giugno 1988, nella sua casa di Montepulciano, in Toscana, Andrea Pazienza morì per un’overdose di eroina. Non fu mai chiaro se si trattò di suicidio o di una dosa eccessiva assunta senza intenzione di farla finita.

In ogni modo Pazienza lascia un’eredità incomparabile nel mondo del fumetto italiano. La mostra “Pazienza un corno!”, organizzata dalla Galleria Ca’ di Fra’ in collaborazione con la Little Nemo Art Gallery di Torino, intende riunire una serie di opere molto significative dell’artista. Tutto il mese di gennaio sarà possibile visitare lo spazio situato in Via Carlo Farini 2 (Milano). L’orario di apertura della sala è dalle 10 alle 13 e dalle 15:00 alle 19:00, dal lunedì al sabato, fino al 28 gennaio 2012 (chiuso per ferie dal giorno di Natale fino al 9 gennaio). Per ulteriori informazioni: http://sbamcomics.it/eventi/eventi-pazienza-un-corno-alla-ca-di-fra.

 

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Non perdete quindi la possibilità di conoscere più da vicino questo artista. Per far ciò vi raccomandiamo di prendere in affitto appartamenti a Milano e di andare subito a visitare questa mostra sull’arte del fumetto e su uno dei suoi più celebri rappresentanti.

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La Transvanguardia Italiana a Milano

Posted by milanblogger | milano | Wednesday 21 December 2011 9:30 am

I movimenti d’avanguardia sono fondamentali per aprire nuove porte all’arte. Quando si parla di avanguardia ci si riferisce a uno stato d’animo o a un conglomerato d’individui con una prospettiva comune, che a volte si riuniscono per conicidenza e altre volte si organizzano in modo sistematico con il fine di affrontare alcune questioni artistiche e far compiere un passo avanti alla rappresentazione artistica. Ciò che è certo è che le avanguardie artistiche non hanno un punto d’arrivo o di partenza unico. Si manifestano sempre come casi singoli isolati della stessa sensibilità estetica che si realizzano in diverse parti del mondo.

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Il problema delle categorie dell’arte contemporanea a volte consiste nel fatto che vengono lasciati da parte i partecipanti simbolici importanti di un certo stile o di una certa proposta. È compito dei curatori, dei musei o delle gallerie, riscrivere la storia di questi personaggi, prima non analizzati con la dovuta chiarezza, o che non arrivano ad ottenere lo stesso riconoscimento.

La marginalità nell’arte è un’altra caratteristica dell’avanguardia. L’essere contro lo “status quo” dell’arte rappresenta indiubbiamente un rischio che ogni artista serio deve tenere in conto. A volte ci si dimentica di questo sacrificio degli artisti avanguardisti. Al giorno d’oggi essere un’artista d’avanguardia è un’operazione assolutamente automatica; la grande diffusione delle arti concettuali a tutti i livelli della comunicazione e di dibattito politico colloca l’arte contemporanea attuale in uno stato di disillusione, per non usare il termine crisi che adesso va così di moda. È difficile, quindi, credere che le avanguardie siano scomparse, che la problematica dell’arte contemporanea arrivi agli ambienti accademici così facilmente e che in essi si riunisca il (no necessariamente) meglio di ciò che si sta producendo.

La Transvanguardia Italiana fu un movimento della metà degli anni Ottanta nato in risposta all’auge dell’Arte Povera, anch’essa di origine italiana. La sua proposta era completamente anti-concettuale, e si interessava all’uso del colore ispirandosi in parte alla pittura espressionista. Tra i suoi esponenti troviamo Nicola de Maria, Mimmo Paladino e Francesco Clemente, per citarne solo alcuni. Il transvanguardismo rappresentò un ritorno alla soggettività e alla sensualità nella pittura, a partire da un metodo espressivo classico. Questi artisti ricorrevano alla narrazione visiva classica dei vari miti dell’antichità e toccavano temi che sfioravano l’eroico, con uno stile così particolare che le loro opere si situano in uno stato di sospensione temporale: senza stabilizzarsi in modo preciso nel concettuale, le ispirazioni provenienti dalle varie epoche vengono espresse con una gamma di colori intensi.

Se vuoi saperne di più sul lavoro di questi ribelli che andavano contro i ribelli di moda a quel tempo, visita il Palazzo Reale di Milano, e goditi questa mostra favolosa che resterà aperta fino a marzo del 2012. Per maggiori informazioni entra in questo sito web: http://www.mostratransavanguardia.it/

 

 

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Trova appartamenti a Milano e scopri il meglio dell’arte contemporanea attuale e del secolo scorso. Questa città ti aspetta con la sua lunga tradizione di gallerie e di musei.

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Farhan Siki a Milano

Posted by milanblogger | milano | Monday 12 December 2011 9:25 am

Lo hanno definito  “Il Banksy asiatico” per la forza dei suoi messaggi e per la qualità formale delle sue opere. Si è fatto conoscere nel mondo della Street Art, questo mondo  inizialmente in opposizione alle gallerie d’arte e che proponeva idee molto precise e posizioni  ribelli, creando un’arte “effimera” che non poteva essere venduta, comprata o posseduta, ma che apparteneva solo alla città, un modo anche  di dare alle sue pareti grige  una vita artistica propria, un messaggio per la società nel suo insieme.

farhan <b>siki</b> milan

Senza dubbio negli ultimi decenni (probabilmente ad iniziare dal grande artista Basquiat e arrivando finalmente a Bansky, oggi fenomeno mediatico) il mondo della Street Art si è avvicinato sempre di più al circuito convenzionale delle mostre e della vendita di opere, e gli stessi artisti, che prima avevano come tela la metropoli, si  dedicano ora  a realizzare versioni un pò diverse delle loro opere, su supporti che possono essere trasportati, esibiti e, alla fine, venduti.

Questo può essere considerato un tradimento? Alcuni sostengono di si. Altri, più prudenti, affermano che le gallerie mettono a disposizione uno spazio affinchè l’opera socialmente compromessa di questi artisti si inserisca con il suo messaggio e la sua provocazione direttamente dentro il circolo tradizionale di compra- vendita delle opere.

Ma non ci sono dubbi: questo stesso messaggio , esposto sulle pareti asettiche degli spazi espositivi, perde tutta la sua forza. Proprio per questo  vale la pena vedere almeno una mostra di questo genere: per farsi un’idea di quello che significa muovere un messaggio da un supporto ad un altro, e per vedere in che modo (a volte radicale) il suo significato cambia.

Farhan Siki è un giovane artista indonesiano che non aveva mai fatto una mostra personale in Europa. Il suo momento è arrivato quando la Primo Marella Gallery di Milano ha deciso di dargli quest’occasione concedendogli i suoi spazi fino al prossimo 28 gennaio 2012. Nella mostra, che inaugurerà il 14 dicembre alle 19, verranno presentate  15 grandi opere, tutte indedite.

L’opera di Farhan Siki presenta i suoi messaggi in modo ironico ed audace, anche esplorando in profondità elementi testuali. Di fatto spesso utilizza loghi, simboli e icone della cultura di massa locale e globale, disponendoli sulle sue tele (da poco sulle pareti) caricandoli di significati  iperbolici e paradossali. E’ un linguaggio che, in un certo modo, si avvicina al mondo della pubblicità e della comunicazione, e attraverso il quale l’artista presenta le ironiche e amare contraddizioni della vita contemporanea.

Un pò paradossalmente i suoi attacchi polemici sono diretti anche al mondo dell’arte e  alla deriva di alcuni artisti dello “star system” (senza dubbio fa riferimento a personaggi come Damien Hirst- con il suo teschio di diamanti venduto per 74 milioni di dollari)

 

 

 

 

 

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Allora, se vi interessa riflettere sul significato della critica mossa alla Street Art attuale vi raccomandiamo di non perdere l’occasione di vedere questa mostra. Potete affittare appartamenti a Milano e dedicare qualche giorno all’arte e alla cultura direttamente nella capitale del “fashion” in Italia.

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Viaggiare con i bambini a Milano

Posted by milanblogger | milano | Wednesday 30 November 2011 9:18 am

Quando si pianifica un viaggio in famiglia occorre pensare ai bambini, e molte volte nascono mille problemi su come intrattenerli e sul trovare posti adatti, dove tutti possano divertirsi e godersi in pieno quei giorni di relax. Non occorre abbattersi, perchè Milano offre attività incredibili per genitori e figli, che qui di seguito andremo a commentare.

viajar ninos milan

Uno dei vantaggi di Milano è la bellezza dei suoi parchi meravigliosi, dove si può camminare, trottare o semplicemente sdraiarsi ad osservare i figli che saltano e giocano. Il Parco Sempione, che si trova tra il Castello Sforzesco e Piazza Sempione, ha laghetti, ponti, parcogiochi per bambini e un museo. In poche parole, vi si può passare tutto un pomeriggio o una mattinata divertendosi tanto quanto i bambini, e magari portarsi una merenda per passare un giorno completo di relax a basso costo.

Un altro parco è il Parco Forlanini, e si trova in Via Corelli. Ha una superficie di 235 ettari, il che lo rende il parco più grande di Milano, ed è aperto tutti i giorni dell’anno. Inoltre, in un altro bel parco della città, il Parco Azzurro, si può nuotare quando c’è bel tempo.

Se i vostri figli sono cresciutelli, le visite guidate tematiche possono essere un’attrazione per tutta la famiglia. Ci sono tour guidati in bus per i posti più importanti della città, oppure interessanti escursioni fotografiche di 3 ore, dove si insegnano in loco alcune tecniche base per migliorare le proprie fotografie e le proprie immagini, in modo tale da insegnare ai vostri figli sia la storia della città, sia le tecniche di fotografia, in un solo colpo. Generalmente sono disponibili prezzi speciali per famiglie e sconti per i più piccoli.

Lo stesso accade in numerosi musei, al planetario, e nei diversi monumenti e castelli. Senza dubbio alcuno però, la migliore opzioni in quell’area è il Museo MUBA, o Museo dei Bambini di Milano. Un luogo che piacerà sicuramente molto sia ai più piccoli che ai più grandi.

E’ possibile anche visitare la città a bordo di una bicicletta, affittandola per proprio conto o affidandosi a tour offerti dalla A.W.S. Bici, in pieno centro città.

Quello che non potete assolutamente perdervi è una visita con i bambini alle gelaterie di Milano, per tirare fuori il bambino che è in voi. una di queste è La Bottega del Gelato, situata in Via Pergolesi 3. Lì incontrerete un paradiso di sapori, colori e odori al quale non potrete resistere. Questa gelateria è conosciuta internazionalmente per la qualità e la varietà dei gusti, come la pitahaja colombiana, melograno indonese, pistacchio di Bronte, e altre varietà esotiche che faranno la felicità vostra e dei vostri figli.

Parlando di mangiare, i ragazzi preferiscono le pizze o i panini, niente di troppo raffinato, e locali tranquilli. Se cercate dei posti in cui genitori e figli possano godersi una buona cena dopo un giorno di camminate ed emozioni, la ricerca può essere difficile. non c’è niente di meglio che il Ristorante Norman, raccomandato per la famiglia per le sue meravigliose pizze cotte nel forno a legna, per la carne di prima qualità e per gli affettati caserecci che si possono accompagnare a fresche insalate. E’ un locale rilassante, decorato con utensili da cucina campagnola, dove i bambini sono i re.

Per maggiori informazioni: http://www.muba.it/php/news.php

 

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Ricordate che non c’è niente di meglio per finire un anno e cominciarne un altro con energia, che prendersi qualche giorno con la propria famiglia. Per questo, gli appartamenti a Milano hanno i migliori spazi e i prezzi più convenienti. Provali anche tu, e ti accorgerai da solo che costa meno una settimana di vacanza che una terapia familiare.

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From Here to Ear a Milano

Posted by milanblogger | milano | Monday 10 October 2011 8:00 am

All’interno della sua interessante proposta culturale e artistica, l’Hangar Bicocca presenta oggi la bella mostra del musicista e artista francese Céleste Boursier-Mougenot. Si tratta di un adattamento (curato da Andrea Lissoni) dell’installazione sonora esposta per la prima volta nel Barbican Centre di Londra, che esplora le relazioni tra suono, caos, eventi casuali e vita quotidiana.

from <b>here</b> to <b>ear</b> milan

Nello spazio del cubo sarà possibile trovare un paesaggio visionario e musicale, composto da una chitarra elettrica sospesa nell’aria ¨suonata¨da uno stormo di uccelli che, volando e appoggiandosi alle sue corde, determinano sul momento la musica (o i rumori) che si ascoltano. Si tratta di una nuova invenzione dell’artista e compositore francese, che concentra  la sua ricerca sulla creazione di suoni a partire dagli oggetti più estranei alla musica. In alcune opere precedenti sorprese gli spettatori trasformando un aspirapolvere in un’armonica, convertendo piatti e posate in strumenti a percussione, o utilizzando i suoni della strada rielaborati in elettronegativo. Ma gli uccelli sono la sua scoperta più recente e suggestiva, che non solo crea un interessante gioco visivo, ma costruisce anche una metafora tra volo e suono, aprendo una profonda riflessione sulla relazione tra diverse casualità. Esiste la casualità? Quest’antica questione, alla quale molti hanno risposto con un’attitudine fatalista, viene qui risolta in una forma più poetica e meno drammatica, e avvicina quest’opera agli esperimenti avanguardisti o alla musica indie dei Sonic Youth.

Céleste Boursier-Mougenot è nato a Nizza nel 1961. La sua formazione artistica non è stata visiva bensì musicale: ha studiato presso il Conservatorio di Nizza e poi si è dedicato alla composizione. Negli anni tra il 1985 e il 1994 ha lavorato per la Pascal Rambert Theatre Company, un gruppo teatrale d’avanguardia, i cui esperimenti furono sicuramente di grande ispirazione per l’artista. Fu così che, a partire dai primi anni ’90, Boursier-Mougenot decise di dedicarsi alla composizione musicale e visiva, avvicinando il suo lavoro all’ambito più dinamico delle arti visive, con installazioni sonore che vennero accolte con grande entusiasmo e sollevarono molta curiosità.

Nelle sue sperimentazioni musicali, soprattutto in quelle che riguardano il rapporto tra musica e silenzio, si trova un interessante riferimento a John Cage, in cui la musica è un concetto che va ben oltre il suono. Cage rese esplicita questa convinzione con la sua opera maestra 4’33”, la cui partitura è composta da una parola: “Tacet”, che significa ¨tacete¨, cioè fate silenzio. E così, per 4 minuti e 33 secondi, il pubblico ascolta il silenzio, e tutti i rumori che lo contaminano si coinvertono automaticamente nella musica composta. Casualità?

 


 

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Se vi interessa l’arte avanguardista e volete conoscere un progetto originale, non vi perdete la mostra di Boursier-Mougenot nell’Hangar Bicocca! Vi consigliamo di affittare appartamenti a Milano e venire a godervi questa installazione sonora, fino al 4 Dicembre.

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Triennale di Milano: Museo del Design

Posted by milanblogger | milano | Wednesday 10 August 2011 8:06 am

In generale i musei rappresentano quello che le circostanze non dicono. Cioè, ad ogni evento si inventano un nuovo concetto per vendere biglietti e arte. Nello stesso modo funzionano le gallerie. Il commercio dell’arte si è convertito in una gamma di discorsi che hanno poco a che vedere con i processi dell’arte attuale,mentre molto con la voracità con cui cambia il tempo e gli studi culturali.  La politica ha molto a che vedere con questo e alla fine succede che nessuno crea senza pensare che sta credendo in qualcosa, che sta al di sopra dell’oggetto prodotto, dell’opera in sè. Non esiste opera indipendente dal suo discorso: la cosa interessante è che l’opera giustifichi questo discorso,senza bisogno di testi o introduzioni pompose. La decadenza dell’arte attuale non fa altro che spaventare i puristi e,d’altra parte, affermare coloro che senza troppo talento possono fare una carriera fantastica attraverso Facebook.

triennale milano

Il disegno invece, dalla sua funzionalità e necessità in quanto miglior modo di espressione e dialogo coi consumatori, le imprese, i macchinari dei sensi di tutti i tipi all’interno della cultura attuale, è un campo che si trova nel mezzo del grande vuoto di contenuto che lascia l’arte visuale in tutte le sue forme. Effettivamente, il disegno è portato a creare un lavoro efficiente, a partire da cosa si propone, è più efficace e preciso in molti sensi. Disegno di mobili, interni,vestiti. Milano è la capitale del disegno e della moda in Italia. Forse il disegno è più onesto attualmente nel senso che ha un mercato fisso che non finisce,con cui sempre dialoga e da cui dipendiamo.

La Triennale de Milano è uno spazio in cui si combina tutto questo. Design,arte grafica,fotografia,pittura e seminari d’arte, La Triennale è uno degli spazi più ricchi in quanto a cultura contemporanea a Milano. Tra le esposizioni che offre, la migliore è quella fino al 28 agosto ,una mostra fotografica dedicata all’unico e leggendario Pier Paolo Passolini. L’esposizione esplora la quotidianità di questo genio,creatore di opere maestre come  Saló, 120 giorni di Sodoma, probabilmente uno dei film più rischiosi di tutti i tempi, fatto in Italia. Saló è il crudo racconto di un gruppo di giovani catturati da una setta fascista in un palazzo per essere sottomessi ai più raccapriccianti ed erotici rituali, in cui partecipano tutti fino alla morte. La mostra presenta anche la vita quotidiana di una delle menti pià stravaganti del cinema italiano. Per maggiori informazioni sulla Triennale di Milano,visita la sua pagian web: http://www.triennale.org/

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Per questo, non c’è niente di meglio che trovare appartamenti a Milano ed essere parte della sua fervida vita culturale. Oltre alla moda, anche l’arte costa e ti costerà caro sapere che,mentre consumi, altri ti stanno consumando.

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Mario Washington a Milano

Posted by milanblogger | milano | Monday 4 July 2011 8:35 am

Nel sempre più affollato mondo dell’arte contemporanea, la fotografia continua a rappresentare uno dei linguaggi che i giovani artisti preferiscono usare. Nella mostra “L’acqua della chimica”, che verrà inaugurata il 7 luglio nella Click Gallery di Milano, troveremo opere molto poco criptiche, focalizzate sui dettagli che la vita contemporanea –ogni giorno più veloce- ci ha tolto e che la fotografia (e l’arte in generale) cerca di restituirci.

mario washington milan

Mario Washington è un giovane artista che è nato, vive e lavora a Milano. Come molti, studia diritto e allo stesso tempo inizia a dedicarsi alla fotografia, nel 2006. Due anni dopo decide di andarsene a New York, centro dell’arte mondiale, per realizzare uno stage presso la Bruce Silverstein Gallery, dove impara la tecnica e inizia a definire il suo proprio stile.

Quando torna in Italia partecipa alla quarta edizione del “Premio Arte Laguna” (Venezia, 2009) e lo stesso anno espone nella mostra “Notturno Metafisico” della Click Gallery. La sua prima mostra individuale “L’acqua della chimica” ha avuto luogo dal 7 al 27 marzo 2011 nell’Acquario Civico di Milano, ed il 7 luglio verrà inaugurata nella Click Gallery, galleria d’arte con la quale l’artista ha stabilito una collaborazione abituale. Per maggiori informazioni: www.clickgallerymilano.com.

Washington ha deciso di dedicarsi a fotografare i paesaggi, la natura, e soprattutto un certo tipo di “natura morta” fatta di dettagli urbani ed illuminazioni artificiali. Cerca sempre uno specifico gioco di luci, in cui i colori (a volte quasi psichedelici) contrastano tra loro e regalano un aspetto quasi spettrale agli edifici e ai panorami. Il suo obiettivo potrebbe essere definito dalla frase “fotografare ciò che non è qui presente” pronunciata da William Gibson, padre della leteratura cyber-punk, che nel suo racconto “Il continuum di Gernsback” mette i suoi personaggi per ore intere di fronte ad un edificio, aspettando che la luce riveli o nasconda il dettaglio che finirà per trasformarlo in un altro edificio, in un’altra cosa.

Nelle fotografie di Mario Washington c’è molto silenzio. Allo spettatore si chiede di imparare a guardare i dettagli, ed a vedere qualcosa che solo l’immagine fotografica rivela.

Ne “L’acqua della chimica” l’acqua viene studiata attraverso le innumerevoli manifestazioni dei suoi stati fisici, e catturata in 30 foto che mostrano la sua estrema versatilità relativa allo spazio che la contiene, e il suo potere corrosivo, distruttore, la sua forza lenta che riesce a penetrare qualsiasi materiale e a modificare qualsiasi forma nel tempo, molto tempo, quel tempo che oggi non sappiamo più aspettare né considerare.

 

 

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Se vuoi vedere questa mostra e confermare di persona se l’artista ha raggiunto i suoi obiettivi, ti raccomandiamo di affittare appartamenti a Milano e di goderti un fine settimana dedicato all’arte in questa città in cui gli spazi contemporanei non mancano.

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Impressionisti al Palazzo Reale di Milano

Posted by milanblogger | milano | Monday 6 June 2011 8:23 am

Fino al 19 giugno il Palazzo Reale ospita la mostra: Impressionista: Capolavori della Clark Collecction, che comprende 73 opere d’arte appartenenti alla collezione di Sterling & Francine Clark Art Institute del Massachussets, alla quale appartengonoi francesa del secoloXIX Pierre Auguste Renoir, Claude Monet, Edgar Degas, Édouard  Manet, Berthe Morisot y Camille Pissarro, Pierre Bonnard, Carot, Gauguin, Millet y Sisley; Toulouse Lautrec, Bouguereau e Gérôme, tra gli altri.

impressionisti <b>palazzo</b> reale

Milano è la prima fermata di un tour che nell’arco di due anni porterà in diversi paesi europei la collezione impressionista appartenente a Sterling& Francine Clarck Art Institute, che per la prima volta è ospitata da un’istituzione italiana. La mostra si centra nell’analisi dell’allora innovativo uso della luce naturale nella pittura del neoclassicismo e presente nelle opere realizzate da questi maestri della pittura del secolo XIX.

L’Impressionismo nacque nella seconda metà del secolo XIX, quando Loius Leroy scrisse la sua critica sull’opera Impresión: soleil levant (1872), di Claude Monet, che nel 1874 vide in una mostra: “Contemplando l’opera pensai che i miei occhiali fossero sporchi, che cosa rappresenta esattamente questa tela? Impressione, senz’altro provoca impressione; la tela è in uno stato embrionale è più fatta che questa marina.” È così che fu coniato il nome di questa corrente artistica che voleva rompere con il classicismo, attribuendo alla libertà un valore superiore a quello della bellezza.

La luce naturale, i paesaggi e la natura sono la fonte d’ispirazione nella pittura impressionista. Uno dei precursori di questa corrente pittorica era Edouard Manet, che nelle sue opere Colazione sull’erba  ed Il bar delle Folies-Bergère, mette in evidenza il gioco della luce come elemento unificatore della figura insieme alle pennellate più sciolte, libere che non nascondono le imperfezioni proprie della materia plastica che contraddistinse l’impressionismo.

L’apparizione di nuovi prodotti e pigmenti, prodotto dei progressi nell’industria chimica furono i coadiuvanti delle nuove tonalità delle opere all’olio, nelle quali si poteva apprezzare una maggiore purezza di colori, gioco di tonalità e la saturazione dei colori che fino a quel momento erano impossibili da ottenere. Questi esperimenti con le saturazioni fu posteriormente elaborato dai fouvisti, che enfatizzeranno l’uso libero ed estremo del colore come lo posiamo vedere nelle opere di Henri Matisse.

Se non esiste un concetto estetico che possa unificare l’impressionista, so possono  vedere determinate correnti che vanno ben oltre il lavoro con la luce, i colori e la tecnica. Degas è il pittore più complesso e perfezionista di questa corrente. Monet come fondatore dell’impressionismo pose le basi. Manet continuò invece ad essere un pittore da studio e i suoi quadri non hanno la freschezza propria degli altri impressionisti.

Per maggiori informazioni: http://www.impressionistimilano.it/

 

 

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Poche volte è possibile vedere tutte insieme le opere di quuesti mostri della pittura. Affitta appartamenti a Milano e visita la mostra presso il Palazzo Reale. 

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Alberto Savinio al Palazzo Reale di Milano

Posted by milanblogger | milano | Friday 27 May 2011 8:26 am

Fino al 12 giugno nel Palazzo reale di Milano sarà aperta al pubblico la mostra Alberto Savinio. La Commedia dell’Arte, dedicata all’universo poetico del pittore italiano. L’esposizione, incentrata sulla pittura, sui miti, sulla commedia e sul teatro, è stata curata da Vicenio Trione ed è composta da 100 opere che rendono un meritato omaggio all’eclettico lavoro di Savinio.

alberto savinio palazzo reale milan

Andrea Francesco Alberto de Chirico, conosciuto come Alberto Savinio, nacque ad Atene, Grecia, nel 1891. Figlio di genitori italiani, fin da giovane manifestò uno speciale talento per l’arte ed il pensiero critico, influenzato dalla sua ammirazione per la cultura greca classica sviluppata con le letture di filosofia A 12 anni si diplomò in piano e cocmposizione musicale al Conservatorio di Musica di Atene. Due anni più tardi, in occasione della morte del padre, realizzò la sua prima opera scrivendo un Requiem in sua memoria. La scomparsa del padre causò il ritorno della famiglia in Italia, e il successivo trasferimento a Monaco. In questa città si dedicò a perfezionarsi musicalmente e compose Carmela, la sua prima opera in tre atti, elogiata dalla critica.

Nel 1911 si trasferisce a Parigi, centro dell’avanguardia artistica e dei grandi dibattiti teorici dell’epoca. Qui si unisce all’Avant Garde, diventando amico dello scrittore e poeta più influente di quella corrente, Guillaume Apollinaire. Strinse amicizia anche con scrittori ed artisti del calibro di Pablo Picasso, Fernand Léger, Jean Cocteau e Max Jacob.

Curioso e creativo, in questi anni si interessa alla rappresentazione teatrale, ma faincursione nella pantomima considerandola un’espressione complessa e completa delle arti sceniche. In tali anni adotta lo pesudonimo di Alberto Savinio per differenziarsi da suo fratello Giorgio de Chirico.

Savinio creò el movimento musicale Sincerismo, che rompeva il classicismo incentrato sulla polifonia e l’armonia per sperimentare con il ritmo e la dissonanza musicale. La sua produzione musicale diventa prolifica, e fa incursione nella poesia, aggregandosi alla corrente del surrealismo, visto che l’opera Les Chant de la mi-mort viene considerata tra le opere fondatrici del surrealismo in poesia.

Negli anni 20 scrive il suo romanzo La Tragedia dell’Infanzia, La Casa Ispirata, e comincia a lavorare nel teatro e a scrivere pezzi teatrali on enorme talento. Nel 1926 torna a Parigi e inizia a dipingere, l’anno dopo realizza la sua prima mostra nella galleria Bernheim, presentata Cocteau. I dibattiti teorici e gli stravolgimenti politici dell’epoca lo allontanarono da Parigi e dai surrealisti, sebbene abbia continuato a mantenere vivo il rapporto di amicizia con André Breton ed alcuni surrealisti.

Nel 1933 tornò definitivamente in Italia e si dedicò alla scrittura, al teatro e al giornalismo per le riviste Colonna e Broletto. Dedicò parte del suo tempo anche al lavoro grafico delle illustrazioni.

Savinio fu un rinascimentale del XX secolo, fece incursione in tutte le arti e visse la passione di un’epoca di cambiamenti nelle discussioni teoriche. Morì nel 1952 dopo aver realizzato il suo ultimo lavoro da mettere in scena, l’opera Armida di Gioacchino Rossini.

Per maggiori informazioni http://www.mostrasavinio.it/

 

 

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Visitare la mostra La Commedia dell’Arte è altamente consigliabile se ci si trova a rilassarsi negli appartamenti a Milano visto che ci fa conocere una vita dedicata alla creazione e alla bellezza.

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